Sono trascorsi più di 6 anni, da quando in questo articolo su linkedin, ho parlato dell?importanza della disconnessione e, del giusto equilibrio tra vita privata e lavoro.
Seppur in ritardo rispetto ad altri Paesi, anche l?Italia ha preso atto dell?importanza della disconnessione, presentando un disegno di legge chiamato ?lavoro poi stacco?.
Riconoscere il diritto alla disconnessione è l?obiettivo che si prefigge il disegno di legge.
Il lavoro non dovrà più essere un elemento di disturbo invasivo nella vita delle persone.
Il punto focale del provvedimento sta nel diritto dei lavoratori a non essere ?disturbati? al di fuori del regolare orario di lavoro o, almeno per le 12 ore successive al termine dello stesso.
Pertanto, le eventuali comunicazioni ricevute dal collaboratore (dipendente o partita iva) al di fuori di queste fasce orarie non comporta obbligo alcuno, salvo non ci siano delle comprovate esigenze particolari con carattere di urgenza.
Per "comunicazione" si intende "qualsiasi forma di contatto tra datori di lavoro e lavoratori o tra lavoratori effettuata tramite telefono, mail, servizi di messaggistica istantanea o piattaforme di collaborazione".
In virtù anche del fatto che viviamo nel Paese delle ?false partite iva? un aspetto decisamente interessante è legato al fatto che l?iniziativa è estesa anche ai lavoratori autonomi e ai professionisti, pertanto tutte le associazioni di categoria e ordini professionali, sono invitati ad adeguare i propri codici deontologici entro sei mesi dall?entrata in vigore della legge. (che stiamo aspettando)
Come anticipato in precedenza, diversi paesi europei hanno già introdotto misure simili come ad esempio la Francia, (Loi du Travail nel 2016) la Spagna, Belgio e Irlanda hanno introdotto normative analoghe. Nonostante manchi a livello Europeo una disciplina omogenea, il Parlamento europeo ha riconosciuto il diritto alla disconnessione come un diritto fondamentale nella risoluzione del 21 gennaio 2021.
In Italia, invece, il diritto alla disconnessione è stato introdotto per la prima volta nel 2017 con la legge sul lavoro agile, ma con limiti significativi, che la nuova iniziativa mira a superare, estendendo il diritto a tutti i lavoratori e non solo a quelli in modalità agile.
Un altro punto che viene affrontato nel testo è relativo all?utilizzo dei supporti digitali.
Le imprese con più di quindici dipendenti, infatti, qualora le comunicazioni di servizio e/o la prestazione lavorativa dovessero avvenire prevalentemente attraverso l?utilizzo di strumenti digitali, questi dovrebbero essere forniti dal datore di lavoro, il quale si dovrà anche e giustamente far carico dei relativi costi di gestione. La violazione di suddette disposizioni comporterà una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro per ciascun lavoratore interessato.
La mancanza di linee chiare e ben definite di demarcazione tra tempo libero e quello dedicato al lavoro, si traduce spesso in un prolungamento della vita lavorativa ad oltranza con la perenne sensazione di essere connessi e rintracciabili, con conseguenti ripercussioni sulla salute e sul benessere, dove uno dei principali effetti lo ritroviamo nell'aumento del tecnostress.
Decisamente tutto molto bello e, in attesa che la proposta anche in Italia diventi finalmente legge, dobbiamo chiederci se ci dovesse essere proprio bisogno di una legge per fare qualcosa che è alla base della vita di ogni persona. Il meritato riposo.
Ma soprattutto, seppur prendendo atto della bontà dell?iniziativa, non sarebbe il caso di fare più attività di promozione, sensibilizzazione e soprattutto prevenzione per quanto concerne i vari aspetti legati all?importanza del benessere psicologico dei lavoratori e dell?equilibrio vita privata-lavoro ?