Un vecchio pesce nuotava piano in mare aperto. Ad un certo punto incrociò due giovani pesci che andavano veloci, saltando tra le correnti.
Li salutò con un sorriso e chiese: «Ciao ragazzi, com?è l?acqua oggi?»
I due si guardarono stupiti. Uno rise, l?altro si voltò perplesso e sussurrò:
«Che diamine è l?acqua?»
Quell?acqua, naturalmente, era l?elemento in cui vivevano da sempre. Non la vedevano più. Non la sentivano più. Era invisibile.
La "storiella del pesce anziano e dei giovani pesci" è un'analogia dello scrittore David Foster Wallace per illustrare come le realtà più ovvie e importanti siano spesso le più difficili da percepire.
Se nella versione originale, l?acqua rappresenta l?ambiente invisibile e pervasivo in cui viviamo, nel nostro caso, questa acqua rappresenta il digitale: i nativi digitali ci nuotano dentro senza rendersene conto, mentre per le generazioni precedenti è qualcosa di nuovo, spesso percepito come artificiale e invasivo.
Per i giovani pesci, quell?acqua è l?ambiente digitale: i social, le chat, i videogiochi, le notifiche continue. Uno spazio naturale, familiare, in cui sono nati e cresciuti. Così immersi da non accorgersi nemmeno della sua esistenza.
Eppure, quell?acqua può diventare un oceano turbolento: troppa connessione, paura di restare esclusi, dipendenza dallo schermo. Un habitat che dà ossigeno ma che può anche imprigionare.
Per il vecchio pesce, invece, l?acqua digitale è un mare nuovo e spesso ostile. Non ci è nato: ci si è trovato dentro, senza nemmeno rendersene conto.
Ogni nuova app, ogni nuovo strumento è una sfida ad adattarsi. La posta elettronica, i messaggi di lavoro anche di notte, i sistemi che cambiano prima ancora che impari a conoscere i precedenti.
Sente il peso di dover correre sempre dietro, con la fatica del tecnostress: sovraccarico, ansia, la sensazione di non riuscire a respirare in quell?acqua.
La verità è che tutti, giovani o anziani, viviamo in questo stesso mare. Non sempre lo riconosciamo e tantomeno siamo in grado di percepirne i pericoli.
I giovani rischiano di dimenticare che esiste un ?fuori? dall?acqua digitale, che si può respirare anche senza connessione. Gli anziani rischiano di sentirsi annegare in un ambiente che non hanno scelto.
Ecco perché la consapevolezza è essenziale: imparare a ?vedere l?acqua? significa riconoscere i rischi e le opportunità, capire che non si tratta di nuotare senza pensare, ma di scegliere quando immergersi e quando tornare a galla.
La metafora dell?acqua digitale ci aiuta a comprendere come ciò che per alcuni è invisibile e naturale (i giovani) possa per altri essere estraneo e ansiogeno (gli adulti), ma in entrambi i casi, porti rischi psicologici e organizzativi se non gestito consapevolmente.
L?invecchiamento demografico globale: un cambiamento epocale
Il progressivo invecchiamento della popolazione non è solo una questione statistica, ma un cambiamento strutturale della civiltà contemporanea.
Il digital divide, oggi, è più complesso che mai: non si tratta solo di ?avere o non avere Internet?, ma di saperlo usare con autonomia, consapevolezza e sicurezza.
Per secoli, la conoscenza è stata trasmessa in modo verticale: dagli anziani ai giovani.
Gli anziani rappresentavano la memoria della comunità, i depositari di saperi pratici e morali, i riferimenti della continuità.
Oggi, per la prima volta nella storia umana, questa direzione si è invertita:
sono i giovani a insegnare agli adulti e agli anziani come muoversi nel mondo tecnologico.
Questa inversione di ruoli non è solo simbolica, ma rappresenta una rivoluzione cognitiva e culturale.
La tecnologia digitale ? fluida, in continuo aggiornamento, senza radici materiali ? rende rapidamente obsoleti i saperi esperienziali che un tempo conferivano autorità all?età.
L?intergenerazionalità, in tale contesto, diventa una relazione orizzontale di scambio, non più una trasmissione unidirezionale.
I giovani possiedono competenze tecniche, gli anziani offrono esperienza e contesto.
Quando questi due mondi si incontrano in equilibrio, nasce un nuovo patto generazionale digitale: un ecosistema dove la tecnologia è ponte, non barriera.