Se in alcuni casi l?assenteismo si ripercuote sulla produttività delle organizzazioni, il suo opposto, il presenteismo, è una piaga che silenziosamente si propaga con effetti dannosi oltre che per le aziende, per le persone che ne sono ?affette?.
Per presenteismo si intende la tendenza o meglio l?abitudine di andare a lavoro nonostante comprovate condizioni di malessere o salute non ottimali.
Cosa vuoi che sia, per qualche linea di febbre!
Se da un lato, i liberi professionisti, spesso sono ?costretti? a lavorare nonostante stiano male, molti manager, imprenditori, seguono la cultura radicata dello stakanovismo, dove si viene valutati per la quantità del tempo che si dedica al lavoro e non alla qualità.
Eppure tutto questo sembrerebbe un paradosso, nel Paese dove falsi invalidi, fancazzisti e furbetti del cartellino, riempiono le pagine di giornali.
Se essere assenti dal lavoro incide fortemente nei costi di una azienda allora l?essere sempre presenti dovrebbe costituire un vantaggio economico?
Ciò che apparentemente potrebbe sembrare positivo, nasconde un lato distruttivo, per le organizzazioni e le persone.
Oltre alla possibilità di contagio, come è avvenuto nel caso del Covid-19, dove molte persone nonostante il virus, continuino a presentarsi a lavoro, generando un piccolo focolaio, bisogna considerare anche altri elementi.
La produttività si riduce notevolmente.
Essere presenti sul posto di lavoro stando male, significa non essere concentrati, efficaci, insomma non essere in grado di svolgere il proprio compito al meglio, con inevitabili conseguenze e errori che potrebbero causare all?azienda costi decisamente maggiori rispetto ad una assenza giustificata.
Trascurare il proprio stato di salute vuol dire allungare i tempi di recupero o peggio, andare ad amplificare un malessere.
Ciò che potrebbe essere curato con un giorno di riposo, comporta una settimana di malattia. Questo per aver trascurato i sintomi.
Avete presente quando sentite quel rumorino nell?auto ed alzate il volume della radio, facendo finta di niente?
Alla lunga quando portiamo finalmente la macchina dal meccanico spesso è troppo tardi. Il danno è molto più costoso del previsto.
Per molti dipendenti non è una scelta di fanatismo o masochismo, ma un ?presenteismo indotto?, almeno mi piace definirlo così, ovvero, spesso si è obbligati a recarsi a lavoro nonostante la malattia o il malessere.
La paura di ripercussioni, di essere licenziati, presi di mira. Molti dipendenti ?soffrono? una posizione lavorativa non stabile e temono per la prosecuzione del loro rapporto di lavoro.
Con la pandemia, abbiamo assistito alla diffusa modalità di operare da remoto, e all?utilizzo di tutta una serie di dispositivi elettronici, digitali, che in alcuni casi hanno amplificato l?ansia di performance e di controllo da parte dell?azienda. Essere sempre connessi e reperibili.
Il presenteismo si ripercuote a livello fisico sotto forma di problemi gastrointestinali, mal di testa, allergie, difficoltà di respirazione. Dal punto di vista somatico, si presentano forme di ansia e depressione, che vengono amplificate in contesti di lavoro tossici, con un clima e condizioni di lavoro ostili, dando origine ad una serie di malattie mentali.
Questo discorso può essere allargato a tutte quelle situazioni dove un dipendente rimane a lavoro ben oltre l?orario previsto, o laddove non si prenda le dovute pause di riposo, fondamentali per recuperare le energie.
Tendiamo a considerare le ore di straordinario e/o la presenza nel proprio posto di lavoro, come un indicatore di disponibilità, flessibilità e performance. Invece, al contrario questo comporta un carico eccessivo di stress, spesso portando a situazioni di burnout, comportando bassi livelli di produttività e scarsa concentrazione, oltre alle conseguenze psicofisiche sopra accennate.
Come più volte discusso in queste pagine, risulta fondamentale mettere in atto azioni volte a prevenire, piuttosto che curare.
Cosa fare pertanto?
Per ridurre il presenteismo è fondamentale promuovere il benessere in azienda, mettendo in atto azioni di informazione con programmi appositi, in modo che tutti, manager e collaboratori siano più attenti al proprio stato di salute, fisico e mentale.
Migliorare i flussi di comunicazione e le modalità. Migliorare la comunicazione tra i manager ed i collaboratori aiuta ad individuare e riconoscere nei propri collaboratori, la propensione al presenteismo e/o uno stato di malessere sul quale intervenire.
Agevolare la flessibilità operativa.
Allontanare il pensiero del controllo sull?operato dei collaboratori e la fiducia, permettendo, ve richiesto, la possibilità di alternare il lavoro da remoto come opzione.
In poche parole, tutto questo e tanto altro ancora, ha lo scopo di promuovere e diffondere una nuova cultura aziendale, che non sia solo uno slogan da appendere alla parete della sala mensa, ma sinonimo di azioni concrete.
Avere a cuore i propri collaboratori, significa avere a cuore la propria azienda.